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    Alexander Dugin | La crisi del vitello doro | 08.12.2009 

    Alexander Dugin

    La crisi del vitello doro

    Alla radice dellattuale crisi finanziaria non vi è un guasto tecnico della regolazione macroeconomica, ma la contraddizione fondamentale insita nel sistema finanziario globale.

    Le basi della nuova economia

    Questo sistema si caratterizza per aver raggiunto un distacco critico fra la massa finanziaria (includendo varie forme di titoli in valuta, di future, di derivati, ecc.) e i principî fondamentali della classica economia di mercato (equilibrio fra domanda e offerta o regole di mercato). Leconomia attuale (nuova economia) è basata sullassioma della crescita infinita della macroeconomia, secondo cui limporto combinato della capitalizzazione delle imprese e del sistema dei titoli in valuta, delle opzioni e dei derivati ha raggiunto tale livello, allorquando la copertura reale dei prodotti delleconomia viene ad assumere dimensioni infinitamente piccole.

    Labnorme bolla finanziaria ha, di per sé, oscurato del tutto il settore reale. Fino al 2001 i segmenti indipendenti di questo settore reale il campo delle alte tecnologie, dopo il 2001 i prezzi dei beni immobili e dei mezzi energetici, e nel 2007 dei prodotti alimentari si sono trasformati in punti di connessione con il sistema finanziario ed a causa di questo, tali prezzi si sono staccati dal mercato delle regole (e più volte accresciuti).

    La logica della crescita infinita è stata sostenuta dagli economisti monetaristi liberali sulla base di costruzioni matematiche (nella fattispecie da due autori R. Merton e M. Sholes cui è stato attribuito il premio Nobel per il fatto di aver dimostrato scientificamente che ciò che oggi sta accadendo nei mercati non può accadere in teoria). In pratica questa sperequazione fra la nuova economia finanziaria e leconomia reale ha dei limiti concreti.

    La crisi dei mutui del settembre 2008 negli USA e la devastazione degli istituti finanziari più importanti si sono trasformate in una diretta smentita di quei modelli statistici economici, millantati dalleconomia liberale globale, che prospettavano uno sviluppo accelerato infinito.

    Paradigma filosofico della nuova economia

    Da un punto di vista filosofico ed ideologico la nuova economia è basata sulla convinzione dellautonomia del settore finanziario. Lorigine di questo concetto risiede nellontologia (quasi religiosa) dellautosufficienza del capitale. A partire dallo sviluppo del concetto di interesse bancario nellEuropa del Rinascimento e dei Tempi Moderni, il fattore finanziario si è sviluppato costantemente convertendosi dal mezzo di sussistenza economica al classico paradigma merce-denaro-merce, alla realtà indipendente e dominante, allAlfa e Omega dellintera attività economica e quindi alla spartizione della vita socio-politica e culturale.

    Se da un punto di vista tecnico gli economisti, critici nei confronti della nuova economia, sono propensi a vedere in essa una cospirazione o un immane inganno su scala mondiale, allora da un punto di vista sociologico, questo può essere definito come una forma sui generis di una nuova religione, la religione del vitello doro. Il senso di questa religione monetarista risiede nella fede nella solidità e nellefficacia degli istituti finanziari, confermata dalla possibilità pratica di verificare la sua adeguatezza in qualsiasi istante. Ciascuno può comprare le azioni delle aziende in crescita o altri titoli in valuta, compreso un sofisticato sistema di strumenti derivati e, dopo qualche tempo, venderli al prezzo più elevato. Nelleconomia finanziaria il denaro si riproduce quasi per magia. Merci, richieste, proposte e lavoro, sono tutti attributi della vecchia economia che sono stati messi fra parentesi.

    La fede nel mercato e i sacerdoti della macroeconomia e del globalismo hanno incoraggiato tutti a provare da soli. E milioni di speculatori si sono convinti dellescamotage funziona! Così si è realizzata la conferma empirica e definitiva dellefficacia e dellefficienza della religione del mercato.

    Parallelamente a questi processi, a partire della seconda metà del XX secolo, nella società occidentale si è sviluppata la virtualizzazione della sfera sociale, economica, culturale e delle informazioni. Linformatizzazione e lo sviluppo di Internet hanno permesso il trasferimento dellinteresse di enormi porzioni di umanità verso lo spazio virtuale. La connessione alla rete è di per sé già un dato di fatto che offre alluomo tutto: senso di prestigio, accesso allinformazione, nonché possibilità di un ampio dibattito democratico su qualsivoglia tematica allinterno di forum e blog (senza alcun tipo di gerarchia sociale), oltre a possibilità daccesso a vaste e vantaggiose conoscenze, ed infine tempo rivolto al lavoro e al denaro.

    La nuova economia, pertanto, non è un fenomeno isolato, ma un parametro della transizione da una società reale verso una virtuale.

    Virtuale non significa irreale o fittizio. Lo spazio virtuale è lo spazio costruito artificialmente, pressoché privo di impedimenti alla circolazione delle informazioni. Di conseguenza in esso cè tutto quello che si trova nella realtà, ma soltanto in forma schematica (ovvero in forma di simulacro).

    Il senso della società delle informazioni o della società post-industriale (che approssimativamente designano la stessa cosa) risiede nel fatto che luomo e lumanità si sono gradualmente trasferiti nella dimensione virtuale. Il film Matrix ci offre unimmagine fantastica, ma nel contempo realistica di ciò verso cui dovevano condurre questi processi. E allinterno di questo passaggio collettivo verso il modello post-industriale, la nuova economia ha costituito il fondamento materiale di questa religione globale.

    La virtualizzazione della società deve essere deliberatamente globale, in modo da non permettere a nessuno di stare oltre il limite dello spazio della rete, poiché altrimenti i processi virtuali periferici sarebbero falliti. Quindi, lesigenza della globalizzazione e della diffusione planetaria, sono i fattori che costituiscono la condizione più importante della virtualizzazione e della società post-industriale.

    Il colpo più duro è stato inferto alla religione del vitello doro nellautunno del 2008, manifestando la crisi più profonda della nuova economia. Tuttavia, è anche stato un sintomo di processi più profondi, come la crisi filosofica, della Weltanschauung della società post-industriale e il fallimento del culto mondiale del vitello doro.

    LUomo derivato

    La scoperta del conflitto frontale fra virtuale e reale costituisce uno dei motivi fondamentali della crisi. La virtualizzazione e leconomia virtuale si sono rispettivamente sviluppate in tempi così rapidi ed anomali, che al di fuori di questo campo di applicazione si è venuta a trovare uningente massa critica di realtà: di persone reali, della società reale, di reale mercato delle regole (equilibrio tra domanda e offerta). Linfinità della crescita è stata garantita soltanto dalla proiezione globale, universale e totale di questo processo. In realtà, il passaggio dal reale al virtuale, dal concreto al derivato sarebbe dovuto avvenire in tutti gli ambiti della vita. E cosa più importante: sia lo sviluppo economico che quello tecnico avrebbero dovuto permettere la nascita delluomo nuovo, luomo del liberalismo conquistato, luomo derivato.

    Le stesse grandi ideologie del XX secolo (comunismo e fascismo) affermarono la necessità delluomo nuovo. Per i marxisti questo sarebbe dovuto essere luomo, fornito della coscienza comunista, completamente affrancato dai codici della società classista. Per la creazione e la formazione di un tale uomo i bolscevichi, dopo la rivoluzione del 1917, avevano investito tutte le loro forze. Anche il nazionalsocialismo tedesco aveva proposto la sua versione delluomo nuovo, per mezzo delligiene razziale e della purezza ariana. Benché lodierna trionfante ideologia liberale non sia un software, nella pratica si è accostata ad un modello simile, per una permanenza unica ed adeguata nel mezzo virtuale, nella nuova economia e nella comunità globale erano necessarie persone di un altro tipo, non reali, ma virtuali, individui post-umani. Soltanto questi possono svilupparsi al ritmo della crescita infinita, senza degenerare, completamente subordinati ai sistemi di codificazione globale sulla falsariga di Matrix. Questa nuova umanità globalista non deve dipendere dalla nazione, dallo stato, bensì deve possedere la capacità di cambiare arbitrariamente lambiente, la professione e perfino il sesso, a seconda della necessità del caso o dello sfizio. In prospettiva queste mutazioni devono essere ancora più profonde e di fatto devono entrare già, nel pieno senso del termine, a far parte dellessenza post-umana: cloni, cyborg e virtuali.

    Questo è ciò che può essere definito come derivato; soltanto la sua comparsa può garantire stabilità e perennità al sistema virtuale e al sistema finanziario virtuale, (alla nuova economia). Eppure soltanto luomo derivato (uomo-opzione, uomo-future) possiederà le cose necessarie per questa versatilità e per questa possibilità dinamica di adattamento auto-migliorativo dei biomeccanismi.

    Crisi attuale: lultima o la penultima?

    La principale causa filosofica della crisi risiede nella mancata attuale realizzazione delluomo derivato il quale per ora rimane il medesimo, ostacolando la sua trasformazione nel tipo astratto ed ideale. E, sebbene le masse cosmopolite dei globalisti manifestino molte proprietà del prototipo post-umano, finora di autentici cyborg o cloni non se ne sono visti. Lattuale assenza di una produzione significativa di umanità derivata globalistica, costituisce indubbiamente la causa primaria del fallimento delleconomia globale.

    La corrente crisi rappresenta la crisi finale del sistema capitalista mondiale (attraverso la conclusione del liberalismo e della nuova economia), oppure il fallimento definitivo, da cui scaturirà laggiustamento e la produzione accelerata dellumanità derivata; la nuova e più aggressiva ondata di virtualizzazione e di globalizzazione (possibilmente, con laiuto di nuovi mezzi e di metodiche, precedentemente non utilizzate dal sistema capitalista).

    Mentre, se questa crisi è lultima ed il liberalismo è caduto vittima del fallimento nella transizione verso luomo nuovo (riguardo al quale, qualcosa è venuto da nazisti e comunisti), saremo testimoni del collasso globale, del ritorno alle strutture economiche e sociali proprie del passato in varie parti del mondo, fino a rasentare forme di arcaismo. In questo caso i residui del capitalismo potrebbero accostarsi a sistemi socialisti, monarchici, nazionalistici, teocratici od altro, nondimeno recuperare il baratto naturale o barbarizzarsi in forme primitive di agricoltura.

    Nel caso, invece, in cui la crisi fosse superata, senza uscire dai limiti della teoria e della pratica liberali, il mondo vedrà mutamenti globali. Mentre, sarà impossibile eliminare le conseguenze della crisi, e ci dovremo aspettare una serie dei conflitti armati su vasta scala oppure catastrofi, che distoglierebbero lattenzione dellumanità dallabisso in procinto di aprirsi.

    Nella seguente fase per esempio, dopo una serie di conflitti regionali micidiali, di esplosioni sociali e di crisi regionali il globalismo uscirebbe come lunico modello di salvezza e di riconciliazione, ed i suoi dogmi (compresa la religione del vitello doro) comincerebbero a mettere radici in schemi più estremi. Dopo di ciò, il processo di virtualizzazione procederà con ritmo accelerato e luomo derivato (cyborg e clone) sarà innestato in maniera totale e totalitaria.

    In qualunque caso i globalisti dovranno cambiare le tattiche e orientarsi verso gli arsenali di regimi più severi e verso metodi più diretti e antidemocratici. La continuazione di un tale sviluppo degli eventi potrebbe dare adito agli scenari di romanzi o di film fantastici che preconizzano la guerra fra il genere umano ed i robot (non si sa, se con esito positivo o negativo).

    La Russia e la fede nel vitello doro

    La religione del vitello doro è diventata ufficiosa, sebbene soltanto come religione delle élite politiche della Russia, dopo il collasso del comunismo. Sviluppo, modernizzazione, globalizzazione, mercato, valori liberali, i diritti delluomo. Tutto questo è stato accettato alla stregua di un imperativo indiscutibile della società russa. Le élite politiche ed economiche della Russia si sono integrate nel mondo occidentale, emulandone i valori, la tecnologia, metodologie e principî. Di conseguenza lattuale crisi per lélite russa governante è assoluta.

    Nella storia della Russia post-comunista ci sono due periodi, in cui la religione del vitello doro si è praticata nelle varie forme.

    Negli anni 90, fino a Putin, essa ha costituito il programma apertamente ufficiale dellélite governante. I riformatori, gli oligarchi e i democratici dellepoca di Eltsin, consideravano lintegrazione nella comunità globale sotto legida dellOccidente e degli USA una missione primaria. Il loro scopo era linserimento della Russia nella nuova economia. A questobiettivo sono state sacrificate tutte le vittime, compresa la sovranità nazionale della Federazione Russa.

    Dopo lavvento del presidente Putin è stata effettuata una seria rilettura della fede liberale. Putin ha abbandonato il progetto dintegrazione graduale nella nuova economia mantenendo il controllo sullo spazio politico della Federazione Russa a favore dellamministrazione nazionale. Putin non ha promosso nessunideologia alternativa, al contrario. Egli non ha né contestato né confutato il globalismo, leconomia di mercato ed il liberalismo, anzi ha apertamente prestato giuramento a tutto questo, dopo essersi definito un manager assunto al servizio del paese nonché essere stato designato come tale alle elezioni del 2008. Tuttavia egli, si è decisivamente rifiutato di cedere il controllo ad unamministrazione decentrata della Russia. Ha riconosciuto la legittimità della governance del mondo soltanto a condizione dellingresso nella sua struttura della Russia, ma con il mantenimento della sovranità nazionale. Non è stata contestata né la fede nel vitello doro, né la chiesa globalistica, ma soltanto il volume e la distribuzione dellautorità nellamministrazione di queste o altre sue diocesi, lo status dei vescovi, ecc.

    Di conseguenza, tutte le contraddizioni emerse con lOccidente e gli USA hanno portato, durante lepoca di Putin, un carattere prestabilito. Così al progetto comune concorrono fra di loro partner e dipartimenti governativi delluno e dellaltro paese. In termini di valore, Putin ha sempre riconosciuto la Russia come un paese europeo e parte della civiltà occidentale, inoltre, ha insistito sulla sua democratizzazione, liberalizzazione, modernizzazione e sul suo ingresso negli istituti delleconomia mondiale (in particolare, nel WTO). Con Putin è stato intrapreso un moto sinergico volto alla globalizzazione, al liberalismo e al monetarismo competitivo finalizzato al controllo amministrativo del territorio della Federazione Russa. Questa è stata la formula di Putin liberalismo + patriottismo ovvero nazional-globalismo.

    In tale situazione lattuale crisi ci ha colto allimprovviso, poiché la politica del presidente Medvedev riproduce per sommi capi (sebbene con alcune sfumature) la logica di Putin per priorità e fini.

    Conseguenze della crisi per la Russia

    Leconomia russa è legata a istituti finanziari di categoria minore, fra cui ci sono i paesi dellOccidente e perfino alcuni paesi in via di sviluppo dellAsia. In India e a Singapore il numero dei detentori di azioni e di speculatori sul mercato azionario eccede considerevolmente la percentuale dei russi, i quali sono direttamente connessi a questo settore delleconomia. Unosservazione che avrebbe potuto eccitare le speranze e ispirare lottimismo, ma purtroppo non è stato così.

    La Russia è integrata nella nuova economia attraverso il proprio sistema finanziario, basato sul dollaro, cui è vincolata come ad una valuta di riserva mondiale. Il sistema bancario russo non è separato dal sistema bancario del resto del mondo e la crisi di questultimo si riflette nel funzionamento delle banche russe non meno che in quelle occidentali.

    Un fatto che ha provocato la totale depressione del mercato della borsa-valori russa è stato il mercato delle blue chip. Di primo acchito da ciò traggono svantaggio soltanto gli oligarchi e gli speculatori importanti. Tuttavia, ciò si riflette su tutti.

    Il fatto è che, privati da qualsiasi tipo di copertura sui beni reali ed in generale sul mercato azionario ripetutamente sopravvalutato attraverso il meccanismo della capitalizzazione del mercato i titoli valutari, le azioni, i derivati e quantaltro, che erano alla base della ricchezza dei nuovi russi e soprattutto degli oligarchi, rappresentano, in effetti, da sé sia giuridicamente che economicamente quello stesso denaro, retribuito al minatore o allinsegnante, lo stesso che circola fra lavventore ed il negoziante. Ma queste istituzioni finanziarie, a loro volta, sono inestricabilmente interdipendenti con i meccanismi finanziari della nuova economia.

    Di conseguenza la recente notizia delle perdite subite da Oleg V. Deripaska o da Roman A. Abramovič, sarà resa nota allintera società. Le unità finanziarie, ovvero lo stesso denaro, le merci concrete, nonché le loro modalità di produzione, di acquisizione e di scambio, ripetutamente sopravvalutate, non sono state assicurate in nessun modo.

    La nuova economia non è la sovrastruttura artificiale sovrastante leconomia reale, bensì una sua imprescindibile porzione. Così il tumore canceroso si trasforma gradualmente nella parte del tessuto organico dellorganismo vivente. E a quel punto è troppo tardi anche per intervenire, rimuovendolo tramite unoperazione radicale.

    Se la crisi del 1998, legata alla caduta del mercato delle Obbligazioni Governative a breve Termine aveva consentito di compiere tale operazione in modo radicale, non incidendo sul settore reale delleconomia, oggi questo non è più ripetibile.

    Leconomia reale, che non sarebbe stata toccata dal settore finanziario, in Russia è praticamente inesistente (del caso OPK discutiamo successivamente).

    Così come non cè settore finanziario, completamente isolato dal sistema finanziario internazionale. A ciò ha condotto la fede nel mercato di Putin, espressa nelle sue frequenti simpatie per i liberali Kasyanov, Gref, Kudrin, Nabiullina, Dvorkovič, Illarionov tutti coloro che dirigono il blocco economico del governo o che hanno determinato il corso delleconomia nellamministrazione del presidente. Tutti questi (con la presidenza di Putin ed ora) sono stati e sono i monetaristi convinti e gli adepti del culto del vitello doro.

    Cifre in odore di petrolio

    Il fondamento economico della Russia, durante lera Putin, era composto dalla vendita di risorse naturali non trattate. Lintero budget del paese si è costruito su ciò. Il prezzo dellenergia e delle risorse minerarie negli ultimi 10 anni, è costantemente cresciuto e questo è divenuto la base della crescita delleconomia russa. Tuttavia, la struttura di questa crescita è connessa ai processi macroeconomici generali quindi priva di riferimenti al modello arcaico (petrolio estratto e venduto) bensì alla nuova economia e alle sue complesse procedure.

    La crescita dei prezzi dellenergia come delle risorse finanziarie è diventata, a partire dagli anni 90 e particolarmente degli inizi del 2000, una delle strategie nelle mani dei globalisti per aggiustare il settore finanziario. In proporzione, così come ogni sorta di derivati finanziari, sono aumentate di prezzo secondo la logica autonoma della crescita infinita.

    Gli strateghi del monetarismo hanno individuato alcuni obiettivi che possiedono rilievo finanziario, includendoli nellambito degli investimenti borsistici prioritari. A questi sono legati la supervalutazione globale del bene immobile mondiale, eccedente tutti i valori immaginabili ed impensabili del mercato azionario ed i prezzi dellenergia.

    I prezzi del petrolio e del gas nel 2000 sono saliti non solo a causa del deficit aggravatosi di queste merci, ma anche perché mediante questoperazione il sovreccitato mercato finanziario si è autoregolato.

    Il crollo del mercato finanziario non è a caso iniziato dalla crisi ipotecaria negli USA, cui è conseguito un calo nei prezzi delle materie prime. In una parola, i prezzi delle materie prime, così come anche quelli delle abitazioni, sono stati così gonfiati e il tutto ha costituito soltanto una fra le tendenze della virtualizzazione generale delleconomia. Ora i prezzi delle materie prime cadranno (approssimativamente fino a $50) ed i meccanismi finanziari, che hanno accettato la logica delle transazioni su queste, cominceranno a slittare. Di conseguenza la speranza che, nelle circostanze della crisi finanziaria globale leconomia della Russia orientata sulle esportazioni rimanga impassibile e affidabile, è priva di fondamento.

    Oltre a ciò, il mercato fondiario russo, dove in sostanza le azioni delle aziende energetiche e di altri rivenditori quotate per mezzo delle risorse minerarie, ha, a sua volta, moltiplicato questa volta già nei limiti del sistema finanziario russo la sua remuneratività. E questa ha già portato ad una crescita degli indici macroeconomici delleconomia russa. Il collasso del mercato azionario russo ha fatto sprofondare anche questi indici, che sono serviti, a quanto sembra, come supporto affidabile per leconomia russa.

    E persino il valore di bilancio delle stesse grandi aziende, per di più nelle condizioni del collasso finanziario, è relativamente modesto. Ma questa constatazione ci porta agli stessi cupi pronostici in materia di bilancio.

    In Russia, al di fuori dellesportazione di risorse e dellinserimento di tecnologie delle informazioni o altre infrastrutture della società post-industriale, non è praticamente rimasta nessunaltra economia. Negli anni 90 i liberali-riformatori, come programmato, hanno smantellato e disfatto i resti dellindustria sovietica, mentre nel 2000 sullo sfondo di un aumento selvaggio dei prezzi delle materie prime, non era considerato vantaggioso occuparsi di un contesto difficile e oneroso come il ripristino della produzione nazionale. Con lultimo exploit delleconomia reale, le misure intraprese dal governo Primakov per eliminare le conseguenze del default del 1998 hanno anche conseguito il loro effetto positivo, tuttavia, il successivo aumento dei prezzi delle risorse ha ripristinato lo status quo. Nel vortice della crisi mondiale la Russia è rimasta priva di economia.

    Leconomia virtuale è collassata, e di reale non ne è rimasta. Oltre a ciò, le immani perdite finanziarie, subentrate oggi nelleconomia russa, rappresentano una barriera fondamentale per qualsiasi azione che non sia nociva per le strutture esistenti e che risulti decisiva al rilancio del settore reale.

    Di conseguenza a Medvedev e Putin, che sono rimasti nel quadro dello status quo, resta ununica chance: aderire ai meccanismi del vascello alla deriva della nuova economia, auspicando che se la cavi a sua volta.

    Putin ha puntato sulla nuova economia, tentando simultaneamente di competere con quelle, che lhanno generata. Non ha pensato ad unalternativa, non gli è stato possibile in questo tempo o con queste forze. Ora, purtroppo, è giunto il tempo della dura lex dellesborso.

    Il Complesso militare-industriale e lattuale crisi finanziaria

    Il merito di Putin è stato quello di aver tracciato il vettore della sovranità geopolitica della Russia. E sebbene lo abbia inserito nel contesto più ampio della sua aderenza al globalismo ed al liberalismo, ovvero sia stato combinato alla fede nel vitello doro ed alla nuova economia, in pratica questo ha condotto al consolidamento della posizione regionale della Russia e del suo relativo status.

    Allinterno delleconomia, questo vettore di consolidamento della sovranità, ha in primo luogo influenzato una politica statale rivolta verso gli armamenti, verso il Complesso militare-industriale (OPK), a cui sono stati indirizzati notevoli strumenti del budget. I dividendi, ottenuti dallesportazione delle risorse naturali sono stati ridistribuiti a vantaggio del Complesso militare-industriale. Per suo carattere, questo rappresenta la parte più chiusa delleconomia russa, appena tollerata dal mercato e poco allacciata al settore reale. Fra i vari segmenti economici il Complesso militare-industriale è risultato essere il meno intaccato dalla crisi, benché questa sfera, ovviamente, non possa essere interamente indipendente dalle condizioni generali delleconomia. Del resto, se si considera del tutto verosimile che gli USA usciranno dalla crisi mediante conflitti militari, proprio il Complesso militare-industriale russo avrà le maggiori chance di trasformarsi nel settore di sostegno dello stato russo nella fase successiva. E, sebbene questo sarà connesso con lo sviluppo di processi politici, ideologici e geopolitici complessi e multidimensionali, il loro senso e la loro logica sono difficili da preannunciare.

    Se nel 1998 la crisi del mercato delle Obbligazioni Governative a breve Termine (GKO) ha segnato la fine delloligarchia filo-occidentale (forma diretta del culto del vitello d'oro), e come conseguenza dellarrivo Putin, si è fatta pulizia degli oligarchi più filo-occidentali, lattuale crisi deve logicamente portare a compimento un periodo di dominazione delle forze che hanno operato sotto legida del liberal-patriottismo, o del nazional-globalismo, cercando di combinare lintegrazione nelleconomia mondiale, mantenendo il controllo del paese nelle mani dellamministrazione nazionale.

    Negli anni 90 il Complesso militare-industriale (che allora si chiamava VPK) versava in totale stato dabbandono. Ha cominciato a crescere con Putin, poiché il potere ha cominciato a capire, che questo settore rappresenta una garanzia concreta per la sovranità della Russia e quindi il principale strumento per la conservazione del controllo. Tuttavia, il suo sviluppo è stato intrapreso ammiccando agli schemi liberali ed in ottemperanza alle regole del mercato globalistico.

    La crisi georgiana dellagosto 2008 e in particolare il crollo dell'economia globale nel mese di settembre e ottobre di questanno, hanno posto il Complesso militare-industriale non solo al centro della politica russa, ma anche al centro della situazione economica. Questa circostanza comporterebbe un cambio dei leader del paese, momentaneamente impossibile da prevedere, sebbene al contempo ovvio, in quanto le élite politiche ed economiche di matrice nazional-globalistica sono destinate a scomparire a favore dellinevitabile salita al potere dei nuovi governanti.

    Neo-conservatorismo negli USA e il Keynesianismo militare

    Il tema dei nuovi governanti chiama evidentemente in causa quello dellassociazione con i neo-conservatori americani. E questassociazione non è casuale. Il fatto è che il sistema politico americano ha ricevuto dalla crisi un colpo colossale, che ora devessere in qualche modo esaminato. Leconomia liberale nella sua forma finanziaria attuale post-industriale, essenzialmente, è caduta in default e ciò influenzerà lintero sistema politico americano.

    Uno dei piani dazione per sormontare la crisi è costituito dallingente rafforzamento del Complesso militare-industriale americano. Il passaggio al modello del keynesianismo militare in cui lamministrazione dello stato per mezzo delleconomia, transiterà verso la forma di un aumento netto della difesa e dellespansione del settore pubblico. Questo però non è il keynesianismo volontario e trasparente dello spirito del New Deal di Roosevelt, bensì il keynesianismo pragmatico, intriso di retorica liberale e stretto a forza nelle maglie di ferro delle circostanze estreme. E qui nuovamente la via duscita più diretta per gli USA sarebbe ancora la guerra (preferibilmente il più lontana possibile dal proprio territorio).

    Dellelaborazione della piattaforma teorica, nelleventualità di questa svolta degli eventi, se ne è estesamente occupato il gruppo dei neo-conservatori americani (P. Wolfowitz, W. Kristol, R. Kagan, R. Cheney, R. Shoneman, D. Keyl, ecc.), che ha rinforzato le sue posizioni durante lera Bush jr. e che ora collabora molto attentamente con MacCain. Lo slogan della loro ideologia: lAmerica, in primo luogo!. Questi neo-con parlano apertamente degli USA come impero mondiale e auspicabile egemonia tanto da poter sacrificare i valori ed i principî liberal-democratici al conseguimento di obiettivi concreti. Soltanto loro oggi, allinterno dellestablishment politico americano, hanno unidea circa come uscire teoricamente dalla situazione prestabilita. Questa via duscita consiste nellistituzione di una dittatura orto-repubblicana.

    Per altre persone questa via duscita conduce soltanto alla guerra. E non a caso i neoconservatori hanno spinto proprio Saakashvili in agosto nellattacco alla capitale dellOssezia del sud, Tskhinvali.

    Neo-con russi?

    In teoria i nuovi governanti in Russia, sarebbero dovuti essere, in termini generali, uniterazione del modello americano, in cui i nazionalisti, mossi dal messianismo, dal fondamentalismo e dal tradizionalismo protestante, nonché dipendenti dal Complesso militare-industriale, dileggiano gli standard liberal-democratici. Pertanto essi dovrebbero essere i patrioti russi (eurasiatici) orientati verso una mobilitazione sociale, verso limpero russo e lortodossia e la confessione tradizionale, difensori dellidea economica di Friedrich List (Autarchia dei grandi spazi), di Keynes (lIsola economica, Il valore positivo dellinflazione), di Schumpeter (Il primato dello sviluppo economico, sulla crescita economica), possibilmente, di Silvio Gesell (La depravazione del principio della crescita monetaria per lo sviluppo del settore reale, che ricompose in maniera tanto magnifica nei suoi versi, il grande poeta americano Ezra Pound), e a breve termine, ricette di economia bellica.

    A differenza dei neo-con americani, tale gruppo in Russia, non solo non è visibile negli alti ranghi del potere, ma non sembra nemmeno esistere. Putin e i suoi seguaci hanno soltanto scommesso sul nazional-globalismo, marginalizzando e disperdendo con abilità tutte le altre tendenze ideologiche. Tuttavia, nonostante non esistano neo-con russi, lo sviluppo dei processi socio-politici, economici ed ideologici, così come la crescente escalation delle relazioni russo-americane negli spazi post-sovietici (il Caucaso meridionale, lUcraina, ecc.) rende necessaria la comparsa di un tale gruppo. Analisti occidentali (ad esempio, litaliano Massimo Boffa su Panorama del 15.10.2008) hanno già iniziato a scrivere su questo, sullesempio di vari politologi e pensatori russi (V. Surkova, V. Tretyakova, ecc.).

    Progetto neo-con russo

    È logicamente facile da abbozzare il programma, che questa fazione di neo-conservatori potrebbe proporre in Russia per sormontare la crisi:
    - Riduzione della democrazia (anche di facciata) e transizione verso un modello di mobilitazione della società su base corporativa;
    - Istituzione di una dittatura dei commissari e concentrazione del potere nelle mani di un gruppo patriottico di alti funzionari, che conducano il paese fuori della crisi (con lo slogan la Russia in primo luogo);
    - Introduzione del capitalismo di stato e trasferimento dellattenzione principale verso il Complesso militare-industriale;
    - Nazionalizzazione delle grandi industrie e, in particolare, del settore delle risorse estrattive;
    - Introduzione di unimposta progressiva sul reddito e aumento della tassazione sul reddito;
    - Garanzia della sicurezza alimentare e investimenti mirati per i villaggi;
    - Sostegno sociale alla popolazione;
    - Minimizzazione del mercato azionario e creazione di un controllo governativo diretto sul sistema bancario;
    - Riorientamento del commercio estero da Ovest verso Est, verso i paesi dellAsia;
    - Rafforzamento del partenariato economico con la Cina, lIran, la Turchia e i paesi della regione del Pacifico;
    - Prosecuzione del partenariato energetico con lUnione Europea, in concomitanza al completo disinteressamento per i valori europei e per lideologia dei diritti umani;
    - Approvazione del sistema nazionale e conservativo dei valori (religione, famiglia, moralità, patriottismo, disciplina, servizio, salute, sport, onore e responsabilità) al posto del permissivismo liberal-democratico e delledonismo;
    - Promozione attiva del tasso delle nascite (materiale e morale), incluso il divieto di aborto;
    - Rigido controllo ideologico e valoriale sui media;
    - Rafforzamento del ruolo della chiesa;
    - Misure di emergenza per la lotta contro la corruzione su base ideologica;
    - Politica attiva per lintegrazione dello spazio post-sovietico, sotto legida della Russia (in forma morbida e dura);
    - Strategia per lintegrazione delle minoranze etniche nella nazione russa.

    Lordine e la formulazione esatta di questi elementi può variare. Ma una cosa devessere chiara: la via duscita neoconservatrice della Russia dallattuale stato delle cose deve respingere il principio della nuova economia, del globalismo e del liberalismo nelle sue dimensioni teoriche e pratiche. Ciò significa dire un no deciso alla nuova economia, alla società virtuale, alla religione del vitello d'oro (sia essa sotto la forma manifesta o criptica del nazional-globalismo). Ovviamente è impossibile dire come questo processo si concretizzerà, con quali difficoltà cozzerà e in che modo sarà attuato.

    Da vittime a salvatori

    Le autorità non cessano di convincere i russi del fatto che non serve spaventarsi per la crisi e si sforzano, in ogni maniera possibile, nel sostenere limmagine della valuta nazionale.

    Il coinvolgimento delle prime personalità dello stato nei problemi finanziari dei cittadini non può non render lieti. Tanto più che sia in dichiarazioni delle autorità che da parte del fervore nazionale è trapelato uno slogan: Ora siamo più ricchi degli americani ha recentemente asserito il premier della Federazione Russa, Vladimir Putin , loro si sono completamente impoveriti. Tuttavia, quando le autorità convincono troppo frequentemente e metodicamente del fatto che tutto sarà positivo, i dubbi si insinuano: ma non potrebbe anche essere, questa, una smania di dissimulare con belle parole una realtà poco attraente? Una risposta univoca a questa domanda, anche se la sapesse, difficilmente qualcuno la esprimerebbe. Ciò che rimane è lorientamento verso lopinione delle fonti primarie ovvero del presidente della Federazione Russa, Dmitriy Medvedev, e del premier Vladimir Putin.

    Alla fine di ottobre, questultimo ha partecipato alla riunione dei capi di governo dei paesi dellOrganizzazione di Shanghai per la cooperazione, dove ancora una volta si è espresso sulla crisi finanziaria mondiale e sulla partecipazione della Russia alla sua localizzazione, affermando che: Il tema della concorrenza si trasforma in valore ed in modelli di sviluppo. Incentiva la formazione di nuovi centri dinfluenza economica e politica. La situazione attuale mostra la decadenza del monopolio finanziario e della politica fondata sullegoismo economico. La Russia si rende disponibile a collaborare ad un cambiamento dellarchitettura finanziaria globale onde trovare una soluzione ai problemi esistenti.

    Alla fine dellaccordo, Putin, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha rilasciato ancora alcune rasserenanti dichiarazioni: Così come ho depositato i risparmi nella Sberbank e nella Vneštorbank, tali sono rimasti ha detto il premier. Non vedo la necessità di interventi in questo settore. Da noi il sistema bancario funziona, grazie a dio, è adeguato, abbiamo parlato molte volte di ciò, ha assicurato poi Putin ai rappresentanti dei media. Tuttavia, ha riconosciuto che è necessario cambiare qualcosa: In primo luogo, nellambito bancario è necessario promuovere, in una certa misura, la congestione finanziaria in modo che il denaro reale raggiunga il settore reale delleconomia.

    Anche il presidente della Federazione Russa, Dmitriy Medvedev, come Putin, ha informato i media di tenere i propri risparmi in rubli nelle banche russe. Medvedev inoltre assicura, che la Russia non è minacciata, ed accusa gli altri paesi distigazione alla crisi finanziaria globale: Uno dei principali motivi della crisi corrente è stato proprio il disallineamento del ruolo formale degli Stati Uniti dAmerica nel sistema economico mondiale e la sua effettiva capacità. Ci potrà anche essere un grande mercato americano così come un sistema finanziario americano affidabile, ma essi non sono in grado di sostituire da soli il prodotto globale ed i mercati finanziari.

    Allo stesso tempo Medvedev riconosce che la crisi dei mercati finanziari mondiali si è rivelata essere molto più profonda delle aspettative più pessimistiche. Tuttavia, in questo caso il capo dello stato non si dimentica di puntualizzare che in Russia ci sono riserve sufficienti e uneconomia forte e questo rappresenta una garanzia contro qualsivoglia shock.

    Inoltre, Medvedev, come anche Putin, considera la Russia come uno dei paesi chiave per liquidare la crisi finanziaria globale: Personalmente ho limpressione che lEuropa capisca che senza la Russia non può essere risolto nessuno dei problemi economici globali. Dipendiamo strettamente luno dallaltro, se a discutere della crisi finanziaria mondiale cooperiamo dimenticando le divergenze.


    : - , Russia.ru


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