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    Testi | Dughin | Radici del nazional-bolchevismo | 1999 Напечатать текущую страницу
    Archivio de EURASIA a cura di Martino Conserva

    Aleksandr Dughin

    LA METAFISICA DEL NAZIONAL-BOLSCEVISMO

     
  • La definizione rinviata 
  • L'inestimabile contributo di Karl Popper 
  • La sacra alleanza dell'oggettivo 
  • La Metafisica del Bolscevismo (Marx, visto “da destra”) 
  • Metafisica della Nazione 
  • Il tradizionalismo (Evola, visto “da sinistra”) 
  • Terza Roma - Terzo Reich - Terza Internazionale
  •  1. La definizione rinviata 
    Il termine "nazional-bolscevismo" può indicare cose molto diverse fra loro. E' emerso pressoché simultaneamente
    in Russia e in Germania a significare l'intuizione, da parte di alcuni teorici politici, del carattere nazionale della
    Rivoluzione bolscevica del 1917, celato dalla fraseologia del marxismo internazionalista ortodosso.

    Nel contesto
    russo, "nazional-bolscevichi" fu la denominazione abituale di quei comunisti orientati alla conservazione dello Stato e - coscientemente o meno - continuatori della linea geopolitica della missione storica Grande-Russa. Ma
    nazional-bolscevichi russi si ritrovarono sia fra i Bianchi (Ustrjalov, smeno-vekhovtsij, Eurasisti di sinistra) sia fra i Rossi (Lenin, Stalin, Radek, Lezhnev, ecc.). (1)  In Germania il fenomeno analogo si associò alle forme di
    nazionalismo di estrema sinistra degli anni '20 e '30, nelle quali aveva luogo una combinazione fra idee socialiste
    non ortodosse, idea nazionale e attitudine positiva nei confronti della Russia Sovietica. Fra i nazional-bolscevichi
    tedeschi, il più coerente e radicale fu senz'altro Ernst Niekisch; a questo movimento possono inoltre essere
    ricondotti alcuni rivoluzionari-conservatori come Ernst Juenger, Ernst von Salomon, August Winnig, Karl Petel,
    Harro Schulzen-Beysen, Hans Zehrer, i comunisti Laufenberg e Wolffheim, e persino alcuni esponenti dell'estrema ala sinistra del Nazional-socialismo, come Strasser e, per un certo periodo, Joseph Goebbels. 

    In verità, il concetto di "nazional-bolscevismo" per ampiezza e profondità travalica le correnti politiche sopra
    elencate. Tuttavia, per giungere ad una comprensione adeguata, dovremo esaminare problemi teorici e filosofici di ordine più globale, concernenti le definizioni di "destra"e "sinistra", di "nazionale" e "sociale". La parola
    "nazional-bolscevismo" contiene un consapevole paradosso: come possono due nozioni mutualmente esclusive
    combinarsi in un unico termine? 

    Indipendentemente dagli esiti raggiunti dalle riflessioni dei nazional-bolscevichi, che risentirono senza dubbio delle
    limitazioni del contesto storico specifico, l'idea di un approccio da sinistra al nazionalismo, e da destra al
    bolscevismo, si rivela soprendentemente ed inaspettatamente feconda, aprendo orizzonti assolutamente nuovi alla
    comprensione della logica storica, dello sviluppo sociale e del pensiero politico. 

    Il nostro punto d'avvio non sarà un particolare fatto politico concreto: Niekisch scrisse questo, Ustrjalov valutò un certo fenomeno in questo modo, Savitskij addusse queste argomentazioni, e così via. Dovremo invece tentare
    l'osservazione del fenomeno da un punto di vista senza precedenti - quello stesso che lo rese possibile, l'esistenza
    stessa della combinazione "nazional-bolscevismo". Così facendo, saremo in grado non soltanto di descrivere il
    fenomeno, ma anche di comprenderlo e - grazie a ciò - comprendere molti altri aspetti della nostra epoca
    paradossale. 


     
     2. L'inestimabile contributo di Karl Popper 
    Nell'arduo compito di definire l'essenza del "nazional-bolscevismo", è difficile immaginare qualcosa di migliore del riferimento alle ricerche sociologiche di Karl Popper, e specialmente al suo fondamentale lavoro - La Società Aperta e i suoi Nemici. In quest'opera ponderosa Popper propone un modello piuttosto convincente in base al quale tutti i tipi di società si ripartiscono a grandi linee in due categorie principali - le "Società aperte" e le "Società non aperte", ovvero le "Società dei Nemici della Società aperta". Secondo Popper, la "Società aperta" si basa sul ruolo centrale dell'individuo e sulle sue caratteristiche fondamentali: razionalità, discrezionalità, assenza di una teleologia globale nell'azione, ecc. Il senso della "Società aperta" consiste nel rigetto di tutte le forme di Assoluto non comparabili all'individualità e alla natura di questa. Una tale società è "aperta" proprio a causa del semplice fatto che la varietà possibile di combinazione degli atomi individuali è illimitata (nonché priva di senso e di scopo); teoricamente, una società di questo genere dovrebbe essere indirizzata al conseguimento di un equilibrio dinamico ideale. Lo stesso Popper si dichiara un convinto sostenitore della "società aperta". 

    Il secondo tipo di società è definito da Popper come "ostile alla società aperta". Volendo prevenire le possibili
    obiezioni, egli non la chiama "società chiusa", ma usa frequentemente il termine "totalitaria". In ogni caso,
    secondo Popper, la semplice accettazione o rifiuto del concetto di "società aperta" costituisce un criterio di
    classificazione per qualsiasi dottrina politica, sociale o filosofica. 

    Nemici della "Società Aperta" sono coloro che propugnano ogni genere di modello teoretico fondato sull'Assoluto, invece che sul ruolo centrale dell'individuo. L'Assoluto, quand'anche la sua istituzione avvenisse spontaneamente e per libera scelta, immediatamente invade la sfera individuale, trasforma radicalmente il suo processo evolutivo, viola coercitivamente l'integrità atomistica dell'individuo sottomettendolo a qualche altro impulso individuale esterno. L'individuo viene immediatamente limitato dall'Assoluto - pertanto, la società perde la sua qualità di "apertura" e la prospettiva di un libero sviluppo in tutte le direzioni. L'Assoluto detta fini e compiti, stabilisce dogmi e norme, plasma l'individuo come lo scultore plasma il suo materiale. 

    Popper fa iniziare la genealogia dei nemici della "Società Aperta" con Platone, che considera il fondatore del
    totalitarismo in filosofia ed il padre dell' "oscurantismo". Poi, via via, fa seguire Schlegel, Schelling, Hegel, Marx,
    Spengler ed altri pensatori moderni, tutti accomunati, nella sua classificazione, da un indizio: l'introduzione di
    costrutti metafisici, etici, sociologici ed economici fondati su princìpi che negano la "società aperta" ed il ruolo
    centrale dell'individuo. E su questo punto Popper è assolutamente nel giusto. 

    L'elemento più importante dell'analisi di Popper è il fatto che pensatori e politici sono catalogati come "nemici della società aperta" indipendentemente dalle loro convinzioni "di destra" o "di sinistra", "reazionarie" o
    "progressiste". Egli pone l'accento su un altro più sostanziale e più fondamentale criterio, che accoglie da entrambi i poli ed unifica ideologie e filosofie a prima vista eterogenee e contraddittorie. Marxisti, conservatori, fascisti, persino alcuni social-democratici - tutti questi possono essere identificati come "nemici della società aperta". Al tempo stesso, liberali come Voltaire o pessimisti reazionari come Schopenhauer possono scoprirsi uniti nell'insieme degli amici della società aperta. 

    La formula di Popper è dunque questa: o la "società aperta" o "i suoi nemici". 

     

     3. La santa alleanza dell'oggettivo 


    La definizione più felice e pregnante di nazional-bolscevismo sarà allora la seguente: "Il nazional-bolscevismo è la
    super-ideologia comune a tutti i nemici della società aperta". Non solo una fra le ideologie ostili a tale società - ma precisamente la sua antitesi consapevole, totale e naturale. Il nazional-bolscevismo è un tipo di ideologia che
    poggia sulla completa e radicale negazione dell'individuo e del suo ruolo centrale; e nella quale l'Assoluto - nel cui nome l'individuo è negato - assume il suo senso più ampio e generale. Oseremmo dire che il nazional-bolscevismo giustifica qualsiasi versione dell'Assoluto, qualsiasi rifiuto della "società aperta". Nel nazional-bolscevismo è insita la tendenza ad universalizzare l'Assoluto ad ogni costo, a promuovere un 'ideologia ed un programma politico tali da essere l'incarnazione di tutte le forme intellettuali di ostilità alla "società aperta", ricondotte ad un comune denominatore ed integrate in un blocco concettuale e politico indivisibile. 

    Naturalmente, nel corso storico, le varie tendenze ostili alla società aperta furono anche ostili le une verso le altre. I comunisti hanno negato sdegnati la loro somiglianza ai fascisti, ed i conservatori si sono rifiutati di avere alcunché a che fare con ambedue le correnti citate. In pratica, nessuno fra i "nemici della società aperta" ha mai ammesso un rapporto con le altre ideologie analoghe, considerando anzi il paragone stesso come una critica denigratoria.  Allo stesso tempo, le differenti versioni della medesima "società aperta" si sono sviluppate in stretta unione reciproca, dimostrando una chiara coscienza della loro parentela ideologica e filosofica. Il principio
    dell'individualismo ha saputo unire la monarchia protestante dell'Inghilterra al parlamentarismo democratico del
    Nordamerica, dove agli inizi il liberalismo si combinò graziosamente con il possesso di schiavi. 

    Furono precisamente i nazional-bolscevichi i primi a tentare una coalizione delle varie ideologie ostili alla "società
    aperta"; essi rivelarono l'esistenza di quell'asse comune che - al pari dei loro avversari ideologici - riuniva attorno
    a sé tutte le possibili alternative all'individualismo e alla società su di esso fondata. 

    I primi nazional-bolscevichi storici costruirono le loro teorie sulla base di questo impulso profondo e quasi del tutto irriflesso. Bersaglio della critica nazional-bolscevica fu l'individualismo, di "destra" come di "sinistra". A destra, esso si esprimeva nell'economia, nella "teoria del libero mercato"; a sinistra, nel liberalismo politico: la "società legalitaria", i "diritti umani", e via dicendo. 

    In altre parole, al di là delle ideologie i nazional-bolscevichi seppero cogliere l'essenza della posizione metafisica
    loro e dei loro avversari. 

    Nel linguaggio filosofico, "individualismo" si identifica praticamente con "soggettivismo". Se operiamo una lettura
    della strategia nazional-bolscevica a questo livello, possiamo affermare che il nazional-bolscevismo è nettamente
    contrario al "soggettivo" e nettamente favorevole all'"oggettivo". La questione non si pone nei termini:
    materialismo o idealismo? ma nei termini: idealismo oggettivo e materialismo oggettivo (da un lato della barricata!) o idealismo soggettivo e materialismo soggettivo (2) (dall'altro!) 

    Così, la filosofia politica del nazional-bolscevismo sostiene la naturale unità delle ideologie fondate
    sull'affermazione della posizione centrale dell'oggettivo, al quale è conferito uno status identico a quello
    dell'Assoluto, indipendentemente da come sia interpretato questo carattere oggettivo. Potremmo dire che la
    massima metafisica suprema del nazional-bolscevismo è la formula induista Atman è Brahaman. Nell'induismo,
    Atman è il Sé umano supremo, trascendente, indifferente al sé individuale, ma al tempo stesso interno a
    quest'ultimo, come sua parte più intima e misteriosa, sfuggente ai condizionamenti dell'immanente.  L'Atman è lo
    Spirito interiore, ma in senso oggettivo e sovraindividuale. Brahman è la realtà assoluta, che abbraccia l'individuo
    dall'esterno, il carattere oggettivo esteriore elevato alla sua fonte primaria suprema. L'identità di Atman e
    Brahman nell'unità trascendentale è il suggello della metafisica induista e, soprattutto, il punto di partenza della
    reallizzazione spirituale. Si tratta di un elemento comune a tutte le dottrine sacre, senza eccezione. In tutte si
    presenta la questione dello scopo fondamentale dell'esistenza umana, ossia del superamento di sé, dell'espansione oltre i limiti del piccolo sé individuale; la via che allontana da questo sé, interiore od esteriore, conduce al medesimo esito vittorioso. Da qui il paradosso della tradizione iniziatica, espresso nella famosa formula del Vangelo: "colui che perde la sua anima nel mio nome, costui avrà salva l'anima". Lo stesso significato è contenuto nella geniale affermazione di Nietzsche: "L'umano è ciò che deve essere superato". Il dualismo filosofico fra "soggettivo" e "oggettivo" ha influenzato lungo tutto il corso della storia la sfera più concreta delle ideologie, in seguito le specificità della politica e dell'ordinamento sociale. Le differenti versioni della filosofia "individualista" si sono progressivamente concentrate nel campo ideologico del liberalismo e della politica liberal-democratica. Si tratta appunto del macro-modello di "società aperta" di cui si è occupato Popper. La "società aperta" è il frutto ultimo e più maturo dell'individualismo fattosi ideologia e realizzatosi in una politica concreta. E' quindi doveroso sollevare il problema di un massimo comune modello ideologico per i fautori dell'approccio "oggettivo", di un programma socio-politico universale per i "nemici della società aperta". Il risultato che otterremo sarà appunto l'ideologia del nazional-bolscevismo. 

    In parallelo alla radicale innovazione di questa discriminante filosofica, operata verticalmente rispetto agli schemi
    consueti (come idealismo-materialismo), i nazional-bolscevichi segnano una nuova linea di confine in politica.
    Destra e sinistra sono ora entrambre divise in due settori. L'estrema sinistra - comunisti, bolscevichi, "hegeliani di
    sinistra" - vengono a combinarsi nella sintesi nazional-bolscevica con estremisti nazionalisti, étatisti, sostenitori
    dell'idea del "Nuovo Medioevo" - in breve, con tutti gli "hegeliani di destra".(3)

    I nemici della società aperta fanno ritorno al loro terreno metafisico comune. 

     4. La Metafisica del Bolscevismo (Marx, visto “da destra”) 


    Chiariamo ora il modo di intendere le due componenti dell'espressione "nazional-bolscevismo" in un significato
    puramente metafisico. 

    Come è noto, il termine "bolscevismo" ha fatto la sua comparsa nel corso del dibattito interno al POSDR (Partito Operaio Social-Democratico Russo) per definire la frazione che si schierò con Lenin. Ricordiamo che la politica di Lenin nell'ambito della socialdemocrazia russa consistette in un indirizzo di estrema radicalità, nel rifiuto dei compromessi, nell'accentuazione del carattere élitario del partito e nel blanquismo (teoria della "cospirazione rivoluzionaria"). In seguito, gli uomini che condussero a termine la Rivoluzione d'Ottobre e presero il potere in Russia furono detti "bolscevichi". Ma, nella fase post-rivoluzionaria, quasi da subito il termine perdette il suo significato circoscritto ed incominciò ad essere inteso come sinonimo di "maggioritario", di "politica pan-nazionale", di "integrazione nazionale" (il russo bolscevico può approssimativamente tradursi come
    "rappresentante della maggioranza"). Si giunse ad una fase in cui il "bolscevismo" fu percepito come una versione
    nazionale, puramente russa, del comunismo e del socialismo, in contrapposizione alle astrazioni dogmatiche dei
    Marxisti e, allo stesso tempo, della tattica conformista delle altre tendenze socialdemocratiche. Una simile
    interpretazione del "bolscevismo" fu in larga misura caratteristica della Russia, e fu quella che  predominò quasi
    incontrastata in Occidente. La menzione del "bolscevismo" in relazione con il termine "nazional-bolscevismo" non
    si limita tuttavia a questo significato storico. Siamo in presenza di una determinata politica, comune a tutte le
    tendenze della sinistra radicale di natura socialista o comunista; possiamo definirla "radicale", "rivoluzionaria",
    "anti-liberale". Il riferimento è a quell'aspetto delle teorie di sinistra che Popper definisce come "ideologia
    totalitaria" o come teoria dei "nemici della Società Aperta". Dunque, non è possibile ridurre il "bolscevismo"
    all'influsso della mentalità russa sulla dottrina socialdemocratica. Si tratta di una determinata componente sempre
    presente in tutte le filosofie di sinistra, e che poté liberamente svilupparsi soltanto nelle condizioni della Russia. 

    Negli ultimi tempi, una questione viene sollevata sempre più frequentemente dagli storici maggiormente obiettivi:
    l'ideologià fascista è realmente di destra? E il fatto stesso di esprimere questo dubbio punta naturalmente in
    direzione della possibile reinterpretazione del "fascismo" come fenomeno ben più complesso, e che presenta una
    quantità di tratti tipicamente "di sinistra". Per quanto ci è noto, la questione simmetrica  - l'ideologià comunista è
    realmente di sinistra? - non è stata ancora sollevata. Ma la questione si fa sempre più urgente: è necessario porre
    quella domanda. 

    E' difficile negare al comunismo tratti autenticamente "di sinistra" - quali l'appello alla razionalità, al progresso,
    all'umanismo, all'egualitarismo, ecc. Ma, al fianco di questi, esso presenta aspetti che escono, senza ombra di
    dubbio, da una cornice di "sinistra" e si associano alla sfera dell'irrazionale, della mitologia, dell'arcaicismo,
    dell'anti-umanismo e del totalitarismo. E' questo insieme di elementi di "destra" presenti nell'ideologia comunista,
    che dovrebbe essere definito "bolscevismo" nel senso più generale. Già nel marxismo stesso, due suoi
    "ingredienti" ideologici apparvero subito sospetti, dal punto di vista del pensiero progressista, autenticamente di
    "sinistra". Si tratta dell'eredità degli utopisti francesi e dell'hegelismo. Solo l'etica di Feuerbach contrasta con
    l'essenza "bolscevica" della costruzione ideologica di Marx, conferendo all'intero discorso una certa coloritura
    terminologica umanista e progressista. 

    I socialisti utopisti, certamente inclusi da Marx nel novero dei suoi predecessori e maestri, sono gli esponenti di un particolare messianesimo mistico ed i precursori del "ritorno all'Età dell'Oro". Praticamente tutti furono membri di società esoteriche, fortemente connotate da un'atmosfera di misticismo radicaleggiante, escatologia e predizioni apocalittiche.  Era un universo in cui si intersecavano motivi settari, occultistici e religiosi, il cui senso si riduceva allo schema seguente: "Il mondo moderno è irrimediabilmente malvagio, esso ha perduto la dimensione del sacro.  Le istituzioni religiose si sono corrotte ed hanno perduto la benedizione di Dio  [un tema comune fra le sette estremiste protestanti, gli Anabattisti  e i Vecchi Credenti russi]. A governare il mondo sono il male, il
    materialismo, l'inganno, la menzogna, l'egoismo. Ma gli iniziati sanno di una prossima venuta della nuova età
    dell'oro, e la favoriscono con rituali enigmatici ed azioni occulte". 

    I socialisti utopisti proiettarono questo modello, comune all'esoterismo messianico occidentale, sulla realtà sociale, e rivestirono di sembianze politiche e sociali il secolo aureo a venire. Certamente, vi era in esso un elemento di razionalizzazione del mito escatologico, ma allo stesso tempo il carattere sovrannaturale del Regno venturo, del Regnum, è evidente nei loro programmi sociali e nei loro manifesti, dove non è difficile incontrare descrizioni delle meraviglie della futura società comunista (navigazione sul dorso di delfini, manipolazione delle condizioni meteorologiche, comunanza delle mogli, voli umani, ecc.). E' assolutamente palese il carattere quasi Tradizionale di questo indirizzo politico: un misticismo escatologico così radicale, l'idea del ritorno alle Origini, giustificano pienamente la classificazione di questa componente non solo a "destra", ma alla "estrema destra". 

    Veniamo ad Hegel e alla sua dialettica. E' ampiamente noto che le convinzioni politiche personali del filosofo furono estremamente reazionarie. Ma non è questo il punto. Se esaminiamo da vicino la dialettica di Hegel, il fondamento metodologico della sua filosofia (e fu proprio il metodo dialettico ciò che Marx prese a prestito in larghissima misura da Hegel), scopriamo una dottrina perfettamente tradizionalista, escatologica perfino, che fa uso di una terminologia specifica. Inoltre, tale metodologia riflette la struttura dell'approccio iniziatico, esoterico, ai problemi gnoseologici, ben distante dalla logica puramente profana di Descartes e Kant; costoro ebbero a fondamento il "senso comune", le specificazioni gnoseologiche di quella "coscienza della vita quotidiana" di cui - vale la pena di notarlo - tutti i liberali, e in particolare Karl Popper, sono apologeti. 

    La filosofia della storia di Hegel è una versione del mito tradizionale, integrata da una teleologia puramente
    cristiana. L'Idea Assoluta, alienata da se stessa, diviene il mondo (ricordiamo la formula del Corano: "Allah era un tesoro nascosto che volle essere scoperto"). Incarnatasi nella storia, l'Idea Assoluta esercita un'influenza
    dall'esterno sugli uomini, come "astuzia della Ragione", predeterminano il carattere provvidenziale della trama
    degli eventi. Ma alla fine, mediante l'avvento del Figlio di Dio, la prospettiva apocalittica della realizzazione totale
    dell'Idea Assoluta si disvela al livello soggettivo, che, proprio per effetto di ciò, da "soggettivo" si fa "oggettivo".
    "L'Essere e l'Idea sono una cosa sola". Atman coincide con Brahaman. E questo avviene in un determinato Regno particolare, in un impero della Fine, che il nazionalista tedesco Hegel identificò con la Prussia. L'Idea Assoluta è la tesi; l'alienazione nella storia è l'antitesi; la sua realizzazione nel Regno escatologico è la sintesi. La gnoseologia hegeliana si fonda su questa visione ontologica. Distinta dalla razionalità comune - che poggia sulle leggi della logica formale, opera soltanto con affermazioni positive e si limita alle attuali relazioni di causa-effetto - la "nuova logica" di Hegel assume per oggetto quella speciale dimensione ontologica della cosa, integreta dal suo aspetto potenziale, inaccessibile alla "coscienza della vita quotidiana" ma attivamente impiegata dalle correnti mistiche di Paracelso, Jakob Boheme, gli Ermetisti e i Rosacrociani. Il fatto di un soggetto o affermazione (al quale si riduce la gnoseologia "quotidiana" di Kant) è per Hegel solo una delle tre Ipostasi. La Seconda Ipostasi è la "negazione" di quel fatto, intesa non come un puro nulla (secondo la visione della logica formale) ma come una particolare modalità di esistenza sovraintellettuale di una cosa o di un'affermazione. La Prima Ipostasi è il Ding fuer uns (la cosa per noi); la Seconda è il Ding an sich (la cosa in sé). Ma a differenza della prospettiva kantiana, la "cosa in sé" è interporetata non come qualcosa di trascendente e puramente apofatico, non come un non-essere gnoseologico, ma come un essere-in-altro-modo gnoseologico. Ed entrambe queste Ipostasti relative sfociano nella Terza, la sintesi, che abbraccia affermazione e negazione, tesi e antitesi. Così, considerando il processo di pensiero nella sua coerenza, la sintesi ha luogo dopo la "negazione", in quanto seconda negazione, ossia "negazione della negazione". Nella sintesi sono comprese sia l'affermazione sia la negazione. La cosa co-esiste con la sua propria morte, che secondo una particolare prospettiva ontologica e gnoseologica non è vista come vuoto, ma come altro-modo-di-essere della vita, come anima. 

    Il pessimismo gnoseologico kantiano, radice della meta-ideologia liberale, è rovesciato, è svelato quale
    "irriflessione", e il Ding an sich (cosa in sé) diviene Ding fuer sich (cosa per sé). La ragione del mondo e il mondo stesso si combinano nella sintesi escatologica, dove esistenza e non-esistenza sono entrambe presenti, senza escludersi reciprocamente. Il Regno Terreno della Fine, retto dalla casta degli iniziati (la Prussia ideale) si integra con la Nuova Gerusalemme discesa in terra. Giunge la fine della storia e l'era dello Spirito Santo. 

    Questo scenario messianico escatologico fu preso a prestito da Marx ed applicato ad una sfera differente, quella
    delle relazioni economiche. Una domanda interessante: perché fece questo? La "destra" è solita rispondere
    citando la sua "mancanza di idealismo", la sua "natura grossolana" (se non i suoi intenti sovversivi). Spiegazioni
    soprendentemente sciocche, che pure mantengono la loro popolarità nel corso di varie generazioni di reazionari.
    Molto più verosimilmente, Marx - che studiò a fondo l'economia politica inglese - fu colpito dalla somiglianza fra le teorie liberiste di Adam Smith, che vide la storia come un movimento progressivo verso la società del libero
    mercato e l'universalizzazione di un comune denominatore monetario materiale, e il concetto hegeliano che esprime l'antitesi storica, vale a dire, l'alienazione dell'Idea Assoluta nella storia. In modo geniale, Marx ha identificato la massima alienazione dell'Assoluto nel Capitale, la formazione sociale che ha attivamente sussunto l'Europa a lui contemporanea. 

    Dall'analisi della struttura del capitalismo e del suo sviluppo storico Marx trasse la conoscenza della meccanica
    dell'alienazione, la formula alchemica delle sue regole di funzionamento. E questa comprensione meccanica - le
    "formule dell'antitesi" -  fu solo la prima e necessaria condizione per la Grande Restaurazione ovvero l'Ultima
    Rivoluzione. Per Marx il Regno del comunismo a venire non era semplicemente il progresso, ma l'esito finale, il
    ribaltamento, la "rivoluzione" nel senso etimologico del termine. Non a caso, egli definisce lo stadio iniziale
    dell'umanità come "comunismo delle caverne". La tesi è il "comunismo delle caverne", l'antitesi è il Capitale, la
    sintesi è il comunismo mondiale. Comunismo è sinonimo di Fine della Storia, di era dello Spirito Santo. Il
    materialismo, la focalizzazione sulle relazioni economiche e industriali, tutto questo non testimonia dell'interesse di
    Marx per la prassi, ma della sua aspirazione alla trasformazione magica della realtà e del suo radicale rifiuto dei
    sogni compensatori di tutti quei sognatori irresponsabili che non fanno altro che aggravare l'elemento
    dell'alienazione con la loro inazione. Secondo una simile logica, gli alchimisti medievali potrebbero essere tacciati di "materialismo" e sete di guadagno - qualora non si tenga in considerazione il simbolismo profondamente spirituale ed iniziatico che si cela dietro i loro discorsi sulla distillazione delle urine, sulla fabbricazione dell'oro, sulla conversione dei minerali in metalli, e via dicendo. 

    Queste tendende Gnostiche presenti in Marx e nei suoi predecessori furono raccolte dai bolscevichi russi, cresciuti in un ambiente nel quale le forze enigmatiche delle sette russe, il messianismo nazionale, le società segrete ed i tratti appassionati e romantici dei ribelli russi erano in fermento contro un regime monarchico alienato, secolarizzato e degradato. "Mosca - Terza Roma"; il popolo russo come portatore di Dio; la nazione dell'Uomo Integrale; la Russia destinata a salvare il mondo: di tutte queste idee era impregnata la vita russa, in sintonia con l'inclinazione a scorgere un soggetto esoterico nel marxismo. Ma, al di là delle formule strettamente
    spiritualistiche, il marxismo offriva una strategia economica, politica e sociale, chiara e concreta, comprensibile
    anche alla gente semplice ed atta a fornire una base a provvedimenti di natura sociale e politica. 

    Fu questo "marxismo di destra" a trionfare in Russia, sotto il nome di "bolscevismo". Ma ciò non significa che si
    tratto di una questione unicamente russa: tendenze analoghe sono presenti nei partiti e nei movimenti comunisti di
    tutto il mondo - beninteso, quando questi non si siano degradati al livello delle socialdemocrazie parlamentari e resi conformi allo spirito liberale. Così, non sorprende affatto che rivoluzioni socialiste abbiano avuto luogo, oltre che in Russia, solo nell'Oriente: Cina, Corea, Vietnam, ecc. E' la conferma di come proprio i popoli e le nazioni più tradizionali, le meno progressiste e "moderne" (ossia meno "alienate allo Spirito"), quelle più "a destra", abbiano riconosciuto nel comunismo un'essenza mistica, spirituale, "bolscevica". 

    Il nazional-bolscevismo prende il via proprio da questa tradizione bolscevica, dalla politica del "comunismo di
    destra" le cui origini risalgono alle antiche società iniziatiche e alle dottrine spirituali di età remote. L'aspetto
    economico del comunismo non viene quindi negato, ma considerato come un mezzo della pratica teurgica, magica, come un particolare strumento della trasformazione sociale. La sola cosa che qui va rigettata è quella componente storicamente inadeguata e caduca del discorso marxista, nella quale sono presenti i temi accidentali e obsoleti dell'umanismo e del progressismo. 

    Il Marxismo dei nazional-bolscevichi equivale a Marx meno Feuerbach - ossia meno l'evoluzionismo e meno
    quell'umanismo inerziale che talora emerge. 

     5. Metafisica della Nazione 


    Anche l'altra parte del termine "nazional-bolscevismo" merita di essere spiegata. Il concetto di "nazione" è
    tutt'altro che semplice; la sua interpretazione può essere di natura biologica, politica, culturale, economica.
    Nazionalismo può significare tanto l'esaltazione della "purezza razziale" o della "omogeneità etnica", quanto
    l'aggregazione degli individui atomizzati allo scopo di assicurarsi l'optimum di condizioni economiche nello spazio sociale e geografico limitato. 

    La componente "nazionale" del nazional-bolscevismo (nel suo senso sia storico, sia metastorico, assoluto) è del
    tutto speciale. Nel corso della storia i circoli nazional-bolscevichi si sono contraddistinti per la tendenza a leggere il concetto di nazione nel suo significato imperiale, geo-politico. Per i segueci di Ustrjalov, gli Eurasisti di sinistra, per non parlare dei nazional-bolscevichi Sovietici,  il "nazionalismo" è super-etnico, è associato al messianesimo
    geopolitico, al "luogo di sviluppo", alla cultura, al fenomeno-nazione su scala continentale. Anche negli scritti di
    Niekisch e dei suoi seguaci tedeschi incontriamo l'idea dell'impero continentale "da Vladivostok a Flessing",
    insieme con l'idea di "terza figura imperiale" (Das Dritte imperiale Figur). 

    In tutti i casi, si tratta della questione dell'intepretazione geopolitica e culturale della nazione, aliena dalla minima
    traccia di razzismo, jingoismo o mire di "purezza etnica". 

    Questa lettura culturale e geopolitica della "nazione" è fondata sul fondamentale dualismo geopolitico che nelle
    opere di Halford Mackinder trovò la sua prima chiara definizione e venne in seguito ripresa dalla scuola di
    Haushofer e dagli Eurasisti russi. L'aggregazione imperiale delle nazioni orientali, unite attorno alla Russia,
    costituisce il possibile scheletro della nazione continentale, consolidata dalla scelta "ideocratica" e dal rifiuto della
    plutocrazia, dall'indirizzo socialista e rivoluzionario di contro al capitalismo e al "progresso". 

    E' significativo che Niekisch insistesse nell'affermare che in Germania il "Terzo Reich" avrebbe dovuto essere
    eretto attorno alla Prussia, protestante e potenzialmente socialista, geneticamente e culturalmente associata alla
    Russia e al mondo slavo - e non alla Baviera cattolica e occidentale, gravitante nell'orbita di Roma e del modello
    capitalista.(4)  Ma, insieme con questa versione "grande-continentale" del nazionalismo - la quale, per inciso,
    corrisponde esattamente alla rivendicazione messianica universale specifica del nazionalismo russo, escatologico
    ed ecumenico - è esistita nel nazional-bolscevismo anche un'interpretazione più ristretta, che rispetto alla scala
    imperiale non si presenta come una contraddizione, ma come una sua definizione ad un  livello inferiore. 

    In quest'ultimo caso, la "nazione" è stata letta in modo analogo a come il concetto di narod (popolo, nazione) è
    stato interpretato dai narodniki [populisti] russi - ossia come un ente integrale, organico, per sua essenza
    refrattario a qualsiasi suddivisione anatomica, dotato di un suo destino particolare e di una sua struttura unica. 

    Secondo la dottrina Tradizionale, un determinato Angelo, un determinato essere celestiale è incaricato di 
    vegliare su ciascuna nazione della Terra. Quell'Angelo è il senso storico della particolare nazione - al di fuori del tempo e dello spazio, purtuttavia costantemente presente nelle vicissitudini storiche della nazione. E' qui il fondamento della mistica della nazione. L'Angelo della nazione non è alcunché di vago o sentimentale, nebuloso - è un'essenza intellettuale, luminosa, un "pensiero di Dio", come disse Herder. La sua struttura è visibile nelle realizzazioni storiche della nazione, nelle istituzioni sociali e religiose che la caratterizzano, nella sua cultura. L'intera trama della storia nazionale non è altro che il testo della narrazione della qualità e della forma di quel luminoso Angelo nazionale. Nelle società tradizionali l'Angelo della nazione si manifestava in forma personale nei re "divini", nei grandi eroi, nei pastori e nei santi. Ma la sua realtà sovrumana lo rende indipendente dal portatore umano. Pertanto, una volta cadute le dinastie monarchiche, può incarnarsi in una forma collettiva - ad esempio, in un ordine, in una classe, persino in un partito. 

    Così, la "nazione", presa come categoria metafisica, non si identifica con la moltitudine dei concreti individui dello stesso sangue o parlanti la stessa lingua, ma con  la misteriosa personalità angelica che si mostra lungo tutto il suo corso storico. E' l'analogo dell'Idea Assoluta di Hegel, ma in forma minuscola. L'intelletto nazionale si disperde
    nella moltitudine degli individui e di nuovo si concentra - nel suo aspetto cosciente, "compiuto"-  nell'élite nazionale nel corso di determinati periodi  escatologici della storia. 

    Siamo a un punto molto importante: queste due interpretazioni della "nazione", entrambe accettabili per l'ideologia nazional-bolscevica, hanno un retroterra comune, un punto magico in cui si fondono assieme. Si tratta della Russia e della sua missione storica. E' significativo che nel nazional-bolscevismo tedesco fosse la russofilia a svolgere la funzione di pietra angolare, sulla quale veniva ad erigersi la visione geopolitica, sociale ed economica. L'interpretazione russa (e in larga misura sovietica) della "nazione russa" come comunità mistica aperta, destinata a portare la luce della salvezza e della verità al mondo intero nell'epoca della fine dei tempi - questa intepretazione soddisfa tanto la concezione grande-continentale quanto quella storico-culturale della nazione. In questa prospettiva, il nazionalismo russo e sovietico diviene il fulcro ideologico del nazional-bolscevismo, non solo entro i confini della Russia e dell'Europa orientale, ma a livello planetario. L'Angelo della Russia si svela quale Angelo dell'integrazione, quale essere luminoso particolare che cerca di unire teologicamente altre essenze angeliche all'interno di sé, senza cancellarne le individualità, ma elevandole alla scala imperiale universale. Non è affatto accidentale che Erich Mueller, discepolo e collaboratore di Ernst Niekisch, abbia scritto nel suo libro dal titolo Nazional-bolscevismo: " Se il Primo Reich fu cattolico, e il Secondo fu Protestante, il Terzo Reich dovrebbe essere Ortodosso". Ortodosso e Sovietico, al tempo stesso. 

    Nel caso specifico, siamo di fronte ad una questione di estremo interesse. Se gli Angeli delle nazioni sono
    individualità differenti, i destini delle nazioni nel corso della storia e, corrispondentemente, le loro istituzini sociali,
    politiche e religiose riflettono lo schieramento delle forze del mondo angelico stesso. E' affascinante: questa idea,
    assolutamente teologica, è brillantemente confermata dall'analisi geopolitica, che dimostra l'interrelazione fra le
    condizioni di esistenza geografiche, territoriali, delle nazioni, e le loro culture, psicologie, perfino inclinazioni sociali e politiche. Così trova gradualmente spiegazione il dualismo fra Oriente e Occidente, replicato dal dualismo etnico: la terra, la Russia "ideocratica" (il mondo slavo più le altre etnìe eurasiatiche) contro l'isola, l'Occidente plutocratico Anglo-sassone. Le orde angeliche dell'Eurasia contro le armate Atlantiche del capitale. La vera natura dell'"angelo" del Capitalismo (secondo la Tradizione il suo nome è Mammona) non è difficile da indovinare... 
     

     6. Il tradizionalismo (Evola, visto “da sinistra”)


    Quando Karl Popper "smaschera" i nemici della "società aperta", egli fa uso costantemente del termine
    "irrazionalismo". E' logico, perché la stessa "società aperta" è basata sulle regole del senso comune e sui
    postulati della "coscienza ordinaria". Di solito, persino gli autori più apertamente anti-liberali tendono a
    giustificarsi e ad obiettare di fronte all'accusa di "irrazionalismo". I nazional-bolscevichi, accettando
    coerentemente lo schema di Popper, esprimono una valutazione tutt'affatto opposta, ed accettano anche questa
    accusa. E' vero - la motivazione principale dei "nemici della società aperta" e dei suoi più acerrimi e coerenti
    avversari, i nazional-bolscevichi, non nasce sul terreno razionalistico. Nella presente questione ci è soprattuto di
    aiuto l'opera degli scrittori tradizionalisti, e in primo luogo quella di René Guénon e di Julius Evola. 

    Tanto in Guénon quanto in Evola si trova esposta in dettaglio la meccanica del processo ciclico, nel quale la
    corruzione dell'elemento terra (e della corrispondente coscienza umana), la desacralizzazione della civiltà ed il
    moderno "razionalismo" con tutte le sue logiche conseguenze, sono considerati come una delle fasi della
    degenerazione. L'irrazionale non è interpretato dai tradizionalisti come una categoria negativa o peggiorativa, ma
    come una gigantesca sfera della realtà, non passibile di studio con i soli metodi dell'analisi e del senso comune. 

    Pertanto, su questo tema la dottrina tradizionale non sfida le sagaci conclusioni del liberale Popper, ma anzi
    concorda con esse, puntando nella direzione opposta. La Tradizione si fonda sulla conoscenza super-intelletuale, sul rituale iniziatico che provoca la frattura della consapevolezza, su dottrine espresse in simboli. L'intelletto discorsivo ha valore solo ausiliario, pertanto non riveste alcun significato decisivo. Il centro di gravità della Tradizione si colloca entro una sfera non soltanto non razionale, ma persino non Umana - e non si tratta della bontà dell'intuizione, della previsione o dei presupposti, ma dell'affidabilità della particolare esperienza iniziatica.
    L'irrazionale, smascherato da Popper come punto centrale delle dottrine dei nemici della Società Aperta, è in verità nientemeno che l'asse del Sacro, il fondamento della Tradizione. Stando così le cose, le diverse ideologie
    anti-liberali - ivi incluse le ideologie rivoluzinarie "di sinistra" - dovrebbero avere un rapporto con la Tradizione.
    Ora, se questo appare ovvio nel caso delle ideologie di "estrema destra", iperconservatrici, è problematico nel
    caso di ideologie di "sinistra". Abbiamo già toccato la questione trattando del concetto di "bolscevismo". Ma vi è
    un altro punto: le ideologia rivoluzionarie anti-liberali, specie il comunismo, l'anarchismo e il socialismo
    rivoluzionario, si prefiggono la radicale distruzione non solo dei rapporti capitalistici, ma anche delle istituzioni
    tradizionali - monarchia, chiesa, organizzazioni religiose... Come combinare questo aspetto dell'anti-liberalismo con il tradizionalismo? 

    E' significativo che Evola stesso (e in una certa misura Guénon, sebbene questo non possa essere affermato oltre
    ogni dubbio, in quanto il suo atteggiamento nei confronti della "sinistra" non fu mai altrettanto esplicito) negò
    qualsiasi carattere tradizionale alle dottrine rivoluzionarie, considerandole come la massima espressione dello
    spirito contemporaneo, di degradazione e decadenza. Vi furono tuttavia nella vicenda personale di Evola periodi  - specie i primi e gli ultimi - durante i quali egli manifestò punti di vista nichilisti, anarchici, avendo come unica proposta positiva il "cavalcare la tigre", vale a dire far causa comune con le forze del declino e del caos al fine di oltrepassare il punto critico del "tramonto dell'Occidente". Ma qui non ci occupiamo dell'esperienza storica di Evola in quanto figura politica. Importa invece rilevare come nei suoi scritti - anche in quelli del periodo intermedio, di massimo conservatorismo - viene accentuata la necessità di fare appello a qualche tradizione esoterica; il che, in generale, non è del tutto in linea con i modelli monarchici e clericali prevalenti fra i conservatori europei che con lui ebbero contatti politici all'epoca. Non si tratta soltanto del suo anti-cristianesimo, ma del suo spiccato interesse per la tradizione tantrica e per  il Buddhismo, che nel contesto del tradizionale conservatorismo induista sono ritenuti affatto eterodossi e sovversivi. Inoltre, sono assolutamente scandalose le simpatie di Evola nei confronti di personaggi come Giuliano Kremmerz, Maria Naglovska e Aleister Crowley, che furono senza esitazioni annoverati da Guénon fra i rappresentanti della "contro-iniziazione", della tendenza negativa e distruttiva dell'esoterismo.

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